giovedì 10 aprile 2008

la mia benda color cielo...

è un oggetto prezioso per imparare a sentire

Bendati e..Fidati dei tuoi piedi..

dopo una full immersion nella percezione sensoriale, fatta come Dio comanda naturalmente..
in montagna, nel bosco di notte ci bendarono prima di vedere dove si andava e lungo il percorso i docenti ci assistevano ripetendo:
Fidati dei tuoi piedi...
mentre eravamo su un viottolo stretto, a destra, lo strapiombo nel bosco ma..
ce ne siamo accorti solo perchè una di noi casco' di sotto.. per fortuna solo una gran paura...

io.. oh! quella volta non son cascata..una VERA MERAVIGLIA !
strano ma vero! penso che senza benda sarei cascata anch'io
...
la ragazza che si ritirò per fortuna si fece poco e nulla e torno' a casa assistita da uno dei nostri psicoteatroterapeuti, era in ottime mani
cio' nonostante rimanemmo in 3 a continuare il percorso notturno solo con Walter, gli altri poi ce l'avevano con noi (non sanno cosa si son persi)
e con me per non aver nascosto la mia felicità per quello che per me fu davvero un gran successo
sorry ma .. non riuscirono lo stesso a farmi sentire in colpa
per una volta che mi era piaciuto tutto quello che avevo fatto

giovedì 3 aprile 2008

domenica 30 marzo 2008

percepire, percepirsi

e poi
trovare forme all'espressione dell'essere
ma anche nella vita di sempre
il solo sentire
puo' farci sentire vivi
e risuonare..
mmm

Crescere

martedì 18 marzo 2008

più.. che terapie....

amo le arti per "il bene dell'essere"
in tutte le sue forme
..più..che terapie..
..
sono favorevole al riconoscimento delle arti come terapie
perchè possano il più possibile vivere di questo
sarebbe bello..
se potessero entrare nel vissuto sociale
almeno quanto..la matematica
mmm

La diversità

lunedì 17 marzo 2008

Il Gioco Serio del Teatro

Negli ultimi anni, la teatroterapia si sta dimostrando uno strumento sempre più valido nella cura di molti tipi di disagio fisico e psicologico in quanto capace di agire efficacemente sul benessere della persona.
Nata dal dialogo e dalla contaminazione della psicologia e del teatro, sebbene - come chiarisce l'autore - né il teatro può essere finalizzato di per sé alla terapia né la terapia può avere il fine di produrre spettacolo, la teatroterapia si pone l'obiettivo di sviluppare le potenzialità umane a partire dalla dimensione corporea: la rappresentazione della propria storia personale attraverso l'interpretazione di un personaggio, è l'occasione per l'attore di intraprendere un percorso di conoscenza di sé, di crescita e di guarigione.

Dopo il successo di "Far teatro per capirsi" e "Teatro come terapia", Walter Orioli torna con un manuale ricco e completo: un'analisi dettagliata dei meccanismi attraverso cui la teatroterapia agisce e dei processi grazie ai quali opera nel territorio del benessere soggettivo e relazionale della persona. A testimonianza dell'efficacia di questo percorso, il resoconto degli operatori che hanno applicato la teatroterapia a diverse situazioni, dai disturbi del comportamento alimentare all'afasia, dalla psicosi ai disagi dei bambini.

Una lettura che si rivolge a chi, amante del teatro, è interessato ad approfondire le potenzialità terapeutiche della propria passione; a chi, da profano, vuole avvicinarsi alla pratica della teatroterapia e naturalmente a chi, professionista del settore, intende arricchire la propria esperienza attraverso quella, di comprovata autorevolezza, dell'autore.

La teatroterapia rafforza l'autostima, il miglior sistema immunitario della coscienza.

la transizione

la transizione finale di tutto il gruppo
fu il risultato
della fine del lavoro e studio di tutto l'anno
della scuola di formazione in Teatroterapia
..
l'allestimento degli spazi scenici
fu il risultato di un lavoro del residenziale
sulle artiterapie

sabato 15 marzo 2008

una macchia..rossa..

storie..d'acqua dolce..mmm






"l'arte dell'attore si scrive sull'acqua"
Walter Orioli
far teatro per capirsi

giovedì 13 marzo 2008

lunedì 10 marzo 2008

9 marzo a Tricase (LE) - Arts Enseble - diversamente rosa..

per i contenuti dello spettacolo : http://www.labottegadelteatropovero.com/arts_ensemble.htm
musica : Maria Fino e gli allievi del Centro Studi Musicali F.Chopin
danza : Elena De Donno e gli allievi de "Il Balletto"
Teatro : Pasquale Santoro e Michela Nicolardi - le voci delle donne nell'ombra - gli allievi della Bottega del Teatro Povero
poesia
Ensemble
Pasquale Santoro "the coach" di teatro ma anche una delle maggiori figure di riferimento per la crescita dei ragazzi, artistica, culturale con una speciale attenzione al benessere sociale in ambito comunale

un'allieva: Martina Distante
a cura..della paziente attenzione
di Michela Nicolardi




i miei complimenti a tutti gli interpreti ma soprattutto a chi cura i loro movimenti espressivi per essere nel mondo anima e corpo con lo stesso animo che va oltre l'interesse personale ma speso alla crescita vera di ognuno di loro ensemble.
Questo vuol dire lavorare per un mondo migliore quando l'arte è anche una presa di coscienza e riviviscenza spirituale.
Un ringraziamento speciale ai contenuti di chi ha pensato e trasportato i ragazzi e il pubblico nei temi rappresentati nella poesia e negli "spaccati" vissuti dalle donne nell'ombra e ha sollevato i veli.. di dolori in maniera così vera e senza retorica.
mmm

Il Programma del 9 marzo dedicato alle donne

Le origini
attrici: Giulia Melcarne e Angela Ricchiuto
..
Le donne fantasma di Kabul - Shaima, Zulfia Kahan
Attori: Martina Distante, Federica Fornaro, Francesca Greco, Alberto Piccinni, Bianca Santo, Federica Ventola
Balletto: Corpo di ballo
Mercato persiano - A.W. Ketelbey
Maria Fino al pianoforte
..
Variazione su tema di Paganini - Rachmaninoff
Federica Pirelli al pianoforte
Ballerini : Avviamento professionale
..
Le donne in Uzbekistan - La rivoluzione del velo
attrici : Elisa Cazzato, Giulia Santo
Notturno KKIV a n.16 - F.Chopin
Maria Fino al pianoforte
..
Valzer op. 34 n.2 - F.Chopin
Pierfrancesco Longo al pianoforte
ballerini : Corpo di ballo
..
Le donne in Colombia - Susan Lee
attori : Agnese Accogli, Elisa Cazzato, Martina Distante, Francesca Greco, Giulia Santo
ballerina : Annalisa Panico
Preludio op.3 n. 2 - Rachmaninoff
Maria Fino al pianoforte
..
Valzer op.25 in mi b maggiore - Albeniz
Emanuele Maglie al pianoforte
ballerini : avviamento professionale
..
Saprò vivere da sola - Pavese
attrice : Michela Nicolardi
Studio in Fa minore - Mendelssohn
Maria Fino al pianoforte
..
Ad una passante - Baudelaire
attore : Mattia Peluso
ballerina : Chiara Errico
Le onde - Einaudi
Maria Fino al pianoforte
..
Lettera alla Madre - Quasimodo
attore : Eduardo Martinucci
1 Tempo sonata Chiaro di Luna - Beethoven
Maria Fino al pianoforte
..
Donne di tutte le terre
attori : Roberto Distante, Eduardo Martinucci, Mattia Peluso, Antonio Scarcella, Giovanni Sparascio
ballerini : Corpo di ballo
Passaggio - L.Einaudi
Maria Fino al pianoforte

Pierino e il lupo - Dario Fo

Domenica 9 marzo ore 11.00 e 17.30
..
Fondazione Aida (verona)
Teatro Stabile d’innovazione

PIERINO E IL LUPO
Liberamente ispirato alla favola musicale di Sergej Prokofev

testo e voce di Dario Fo
musiche di Sergej Prokofev registrate dall’Orchestra Verdi di Milano
per gentile concessione della rivista Amadeus
illustrazioni e scene di Emanuele Luzzati
interpreti Paolo Esposito Chiara Degani e Silvana Figueira Oliveira
in alternanza con Emanuela Camozzi e Rossella Terragnoli
..
Tre attori pasticcioni mettono in scena, o per meglio dire cercano di farlo, la ben nota favola musicale “Pierino e il lupo” di Sergej Prokofev.
Già dal nome complicato iniziano i primi problemi, perché i tre non hanno proprio studiato e sono costretti a improvvisare ed inventare idee strampalate, cercando la complicità del pubblico, per orientarsi fra gatti, papere, lupi, corni e clarinetti.
Per fortuna su di loro regna indiscussa la figura del Grande Narratore che, con la sua voce, li guida sicuro lungo il percorso della fiaba.
Ma i tre attori, un po’ clown un po’ comici dell’arte, sono talmente distratti e confusionari che non seguono bene il racconto, provano a fare previsioni azzardate sui destini dei protagonisti della fiaba e spesso dovranno chiedere aiuto ai bambini per capire meglio la storia e permettere al Grande Narratore di proseguire.
Come bimbi curiosi, i tre attori, proveranno a reinventare i personaggi: “Come cambierà il carattere del lupo se invece di affidarlo ai corni lo facciamo suonare agli archi?” e giocando insieme con il pubblico in una orchestra immaginaria, in un libero gioco di associazioni, scopriranno che in “Pierino e il lupo” la cosa importante è che la storia inventata faccia i conti con la musica e con i suoi vari momenti espressivi.
Prokofev ha scritto la sua fiaba musicale con un preciso scopo educativo: far conoscere ai bambini (e aggiungerei anche ai grandi) i principali strumenti dell’orchestra, il loro suono, il loro carattere espressivo. Per questo ha associato ad ogni strumento un personaggio e un particolare motivo musicale.
La voce narrante dello spettacolo, “il Grande Narratore “, è la voce di Dario Fo che, con il suo genio teatrale, rivisita la fiaba originale ridonandole una nuova giovinezza.
Sulla scena i tre attori utilizzano lazzi e gags per costruire un ponte fra la storia e il pubblico.
La loro confusione diviene pretesto per puntualizzare e sottolineare passaggi didattici importanti.
Il meccanismo di complicità con il pubblico fa in modo che, a volte, siano i bambini stessi a spiegare, impersonificando il ruolo di insegnante per questi tre alunni poco studiosi.
Ogni piccolo spettatore può quindi, nei momenti di interazione, dare aiuto, chiarificazioni e suggerimenti, divenendo così protagonista di un percorso di apprendimento.

Età consigliata: 4-10 anni - Tecnica utilizzata: teatro d’attore

martedì 5 febbraio 2008

Senza parole

Atto senza parole
Fulvio Cauteruccio
un lavoro mimico-gestuale di forte impatto teatrale
nello spazio abitato da oggetti in movimento creati dal nulla.

La notte illuminata - Teatro Gioco

Teatro Gioco Vita (Piacenza) Teatro stabile d’innovazione
LA NOTTE ILLUMINATA

scritto e diretto da Marco Ferro e Valeria Sacco
con Silvia Paoli, Maurizio Patella

Arturo è un bambino che ama giocare.
Travestito da lupo, è capace di passare intere giornate a inventare storie e a trasformare la casa in luoghi fantastici da esplorare.
Sua madre, ogni volta che rientra dal lavoro, si ritrova immersa in una vera e propria baraonda. E puntualmente, in mezzo a tutto quel disordine, gli oggetti della casa non si ritrovano più: un portaspilli, le forbici da cucina, una tazzina da caffé. Ogni giorno sparisce qualcosa di nuovo. Finché un giorno, o meglio una notte, decide di mettersi a cercarle…
La notte illuminata è la storia di questa ricerca bizzarra, della scoperta di un mondo fantastico che si cela dietro gli angoli più familiari della casa.
E’ l’ incontro tra una madre e un figlio, tra un adulto e l’universo immaginifico del proprio bambino.
Uno spettacolo nel quale ombre e attori dialogano continuamente sulla scena: l’universo fantastico e la vita reale si incontrano in una dimensione rappresentativa in grado di parlare al pubblico dei bambini, che ritrovano nelle parole e nelle immagini evocate dal teatro d’ombre un’esperienza del loro vissuto interiore.
L’ombra è diventata il tramite, il luogo di incontro tra Arturo e sua madre, tra il bambino e l’ adulto.
Ed è successo che la madre della nostra storia, a contatto con questo mondo di ombre capitanate dal figlio, un po’ come è successo a noi, tornasse bambina.

Teatro Gioco Vita ritorna a Lecce dopo molti anni di assenza e dopo aver incontrato con il loro straordinario lavoro sulle ombre, platee di mezzo mondo e collaborazioni prestigiose come il Piccolo Teatro di Milano.
Tecnica utilizzata: teatro d’attore e ombre - età consigliata: 6-10 anni

venerdì 1 febbraio 2008

Realismo magico

"Unico strumento del nostro lavoro sarà l'immaginazione.
.....
Occorre riimparare l'arte di costruire, per inventare i miti freschi onde possa scaturire la nuova atmosfera di cui abbiamo bisogno per respirare.
(...)
Il mondo immaginario si verserà in perpetuo a fecondare e arricchire il mondo reale.
Perché non per niente l'arte del Novecento avrà fatto lo sforzo di ricostruire e mettere in fase un mondo reale esterno all'uomo.
Lo scopo è di imparare a dominarlo, fino a poterne sconvolgere a piacere le leggi.
Ora, il dominio dell'uomo sulla natura è la magia.
(...)
(Immaginazione, fantasia: ma niente di simile al favolismo delle fate: niente milleunanotte. Piuttosto che di fiaba, abbiamo sete di avventura.
La vita più quotidiana e normale, vogliamo vederla come un avventuroso miracolo: rischio continuo, e continuo sforzo di eroismi o di trappolerie per scamparne.
L'esercizio stesso dell'arte diviene un rischio d'ogni momento.
Non esser mai certi dell'effetto.
Temere sempre che non si tratti d'ispirazione ma di trucco.
Tanti saluti ai bei comodi del realismo, alle truffe dell'impressionismo.
(...)
Ecco la regola di vita e d'arte per cent'anni ancora: avventurarsi di minuto in minuto, fino al momento in cui o si è assunti in cielo o si precipita.)
"Bontempelli: Opere scelte. Milano 1978, pp.750-751

giovedì 31 gennaio 2008

parole e colori

Danza tribale 1 e 2
Da qualche parte sopra la nebbia
...
Il mio spirito nacque in una prateria
dove il vento soffiava liberamente:
nulla che potesse oscurare il sole.
...
Dove si nutrì il mio spirito non c'erano recinti:
ogni cosa respirava e viveva liberamente
da qualche parte sopra la nebbia.
...
Il mio spirito crebbe tra le ali di un'aquila
scrutando dall'alto molte cose terrene
imparò ad osservare e a rispettare.
...
Il mio spirito poi divenne guerriero.
Combattendo apprese:
guerriero non è chi combatte,
ma chi sacrifica se stesso
per il bene degli altri.
...
Ora quella prateria non esiste più:
muraglie oscurano il sole,
recintando e dividendo cose e persone.
...
Ripensando a quella prateria perduta,
ogni giorno dico a me stesso: ecco,
io vorrei morire là,
da qualche parte sopra la nebbia,
non dentro questi muri.
Francesco De Marco

la soluzione..per uscire dalla nebbia

La soluzione?

Uno spirito creativo la sfiora,
forse, attingendo i liberi domini delle immagini,
ma dove sistole e diastole non vivificano un cuore,
la nebbia persiste:
occorre andare oltre
la sua lattiginosa inconsistenza;
oltre, da qualche parte,
per ritrovare synkrisis e diakrisis.

Non è facile la scelta poetica per chi è consapevole che la vita fugge in avanti e, intanto,
per ritrovarsi nella nebbia,
oltre il deserto appieno verificato,
convive con l’inclemente memoria che cesella i più minuti particolari della Storia che conta e, pertanto, emerge dalla memoria per fiorire in un dialogo palesemente segreto, perfettamente inteso dall’altra metà di cielo.

Il tempo vero era quello in cui si ballava tra centomila e si era soli, quasi a dire in piena solarità.

Occhi di magia
potrebbero accogliere la forza creativa
che alimenta una passione nuova: potrebbe accadere
e la nebbia vaporerebbe, magari per una pioggia di..lacrime,
ma d’altro senso e chiarificazione,
inseguendo la vita che sempre fugge innanzi,
apprendendola nel suo intenso fluire.

Tra i versi pregnanti e le immagini pittoriche, in mutua simmetria e potenziata efficacia, il fruitore interpreta segreti del passato immesso repentinamente nel presente.
Gli è concessa l’opportunità di ribadirne il senso, di cogliere l’ansia di un uomo inviluppato nella nebbia e spoglio dei sogni che gli erano stati elargiti.

Da qualche parte, oltre quella,
l’artista potrebbe vincere la solitudine di un approdo che gli è estraneo.

Il suo “molo” non è rassicurante,
non consente ai ricordi di “approdare” sicuri:
si aggrappano infatti alle pietre che sono insensibili al loro naufragio.

Da qualche parte,
sopra quella labirintica lattiginosa, ostile ad ogni approdo, impalpabile condanna
c’e’ la luce.
dalla Prefazione della raccolta
Da qualche parte sopra la nebbia

mercoledì 30 gennaio 2008

parole e colori

labirinto
16 novembre 2005
...
Mi sento pacco postale, pesante,
avvolto nel cartone e stretto
con la corda di spago grigia.
Mi sento pacco da recapitare
a un destinatario divenuto quasi ignoto
Sbiadito l'inchiostro della destinazione.
...
Qualche ignoto fattorino lo scalcia
e lo sbatacchia per il vagone di questo treno
che sembra non trovare posto per lui.
Per tutto quel che accade nessuno pare darsi conto
di ciò che questo pacco possa contenere...
quante cose belle abbia contenuto...
Quante cose ancora potrebbe comprendere.
...
L'onimo lo scalcia puntualmente spostandolo
senza mai trovargli un posto adeguato
tra il marasma dei plichi e sacchi del vagone.
Eppure sui lati c'era scritto "fragile".
....
Così questo pacco "fragile" e disperato
anela solo a una destinazione finale.
Al peggio ormai è avvezzo,
ma spera ancora
che lo scarichino in una stazione,
magari piccola e tranquilla,
ove lo attenda il suo destinatario,
che lo accolga e lo tratti con amore
Francesco De Marco

martedì 29 gennaio 2008

una raccolta di parole e colori

in copertina
Viaggio verso l'ignoto
(di un acrilico e olio su tela)
...
per uscire dalla nebbia
con la forza di colori e parole
...
(vita in opere raccolte dal 1986 al 2006)
ad ogni dipinto corrisponde una poesia
...
ricordo di un dono
in qualità di operatrice Centro di riabilitazione per tossicodipendenti
nel periodo delle Feste fine 2006

Prefazione alla vita di un'opera..per uscire dalla nebbia

Quando raffiora e incalza, nitida nei precisi dettagli, la memoria è sempre altra dal progetto: è impervia, si traveste ad ogni istante, trabocca di stupore; ti sperpera, perché è vita che nutre la più affamata delle solitudini nell’orto della disperazione.

E’ vita fino al grido ennesimo dell’umana sofferenza, inferta o scontata.
Lo scompenso, a misura del dolore, altalena tra le immensità delle contraddizioni contraddette: ad una ad una le sconta nell’inventario che impone l’attesa ai semafori rossi, ai passaggi a livello sbarrati, agli specchi del disinganno.

Non c’e’ tregua o quiete nelle soste in cui si commisurano cause ed effetti, ma quando ogni menzogna è abito dimesso, azioni e reazioni s’aggrovigliano tra veglia e sogno, tra baratro e tempo sospeso.
Quell’informe che mai più si dipana, è deserto da dimenticare: s’e’ dileguato nell’aridità sconsolata, giocata dal miraggio.

La consapevolezza dell’erranza aborrisce la desertificazione; la prepotenza del sentimento traduce nei segni di uno spazio mitico i giochi della luce, che variava i suoi empiti dovunque occhi d’amore, fin dove fiorivano naturalmente l’innocenza e lo stupore, fin dove la parola s’illuminava all’essenziale, in cui s’aggruma la poesia, semplicemente complessa della totalità del vissuto.

Quella luce accorpava molteplici sensi, li verificava alla soglia di altre vivificazioni, era lasciapassare per deificare i sogni, era eccellenza di vita tra quotidiani frastuoni, desideri ad ogni finestra, sorpresa di fiorire quale che fosse la stagione in transito.

Chi abbia avuto il dono di conoscere l’amore intenderà l’angoscia della nebbia che impone passi incerti nell’indistinto, nel vaporante grigiore che vanifica la vista,
“Da qualche parte sopra la nebbia”
Giustificherà l'ansia di riemergere alla luce?
(raccolta di parole e colori)

domenica 27 gennaio 2008

La stanza dei segreti


TEATRO IN TASCA
Spettacoli per grandi e piccini
...
dom 27 gennaio ore 11.00 e 17.30
...
Teatro delle apparizioni (Roma)

LA STANZA DEI SEGRETI
di
fabrizio pallara e simone giorgi

Un tempo, il Mastro di chiavi possedeva un regno.
Lì custodiva tutti i segreti del mondo: ogni segreto nella sua scatola.
Ma un giorno nel suo regno giunge Obliò, un mostro che divora tutto ciò che incontra, anche i segreti.
Il Mastro non può fermarlo, così mette in un sacco tutte le scatole possibili e scappa via lontano, seguito dal suo fedele servitore Toppa.
Inseguiti da Obliò, non sazio, il Mastro e Toppa fuggono e si fermano a riprendere fiato solo nei teatri che aprono loro la porta, perché si sa che sono gli unici posti in cui è ancora possibile, ancora per poco...
Ma il Mastro non sa per quanto ancora riuscirà a sfuggire ad Obliò,
e quando lo raggiungerà anche i 30 segreti scampati alla sua furia,
anche gli ultimi segreti del mondo finiranno divorati.
A meno che...siete pronti a diventare custodi dei segreti?
...............
Tecnica utilizzata: teatro d’attore e oggetti

giovedì 24 gennaio 2008

il laboratorio delle mani : forme, vuoto e pieno

mondo di creta vuoto fuori
mondo di creta vuoto dentro






mercoledì 23 gennaio 2008

forme : vuoto e pieno

dare forma
plasmare, modellare, accarezzare pensieri da fare con le mani
amare cio' che si crea..come dal nulla..
fa sentire vivo l'essere
e infinite forme di vita..possibili;
le forme che esprimomo, realizzano e allo stesso tempo
contengono
che grande fascino.. che grande bellissima trappola
gli stessi brividi della pelle che ci consente di percepire..andare oltre la ragione e tornare, impossibile senza il cervello
vivere l'essere mortale
e l'arte delle forme solide ci illude di essere solidi, di poter immortalare l'anima
in un certo senso è vero come è vero il contrario
gli scultori sono gli artisti più folli..mi commuovono
nelle forme solide mi affascina quanto si possa rendere reale il senso del vuoto e del pieno
che in realtà non puo' mai essere totale
a meno che non si voglia fare un buco
non si puo' formare un vuoto
senza un pieno dalla parte opposta
uguale e contrario
proprio dell'animo umano quando il senso di vuoto
è pieno della mancanza di qualcosa
e si esprime nella necessità di dargli forma
e le nostre debolezze, fragilità ci rendono sublimi
enormemente piccoli.. e infinitamente vivo l'invisibile...
mmm

sabato 12 gennaio 2008

I Giardini (una meraviglia......

Museo Castromediano, 11/17 Gennaio 2008
Compagnia T.P.O.
coproduzione /Teatro Metastasio Stabile della Toscana

I GIARDINI

CCC [children cheering carpet]
Regia Francesco Gandi, Davide Venturini

Il Giardino Italiano

Il giardino italiano è un luogo di meraviglie e rappresenta l'ideale di armonia e natura tipici della cultura rinascimentale.
Lo scopo della sua bellezza potrebbe essere letto come semplice intrattenimento aristocratico, ma lo stupore suscitato nel visitatore rivela progetti più ampi.
E' il sogno di un poeta che immagina, per il piacere del corpo e dello spirito, un mondo ideale in miniatura e lo realizza insieme ad architetti e giardinieri inventando un gioco elaborato di prospettive e allegorie.
I labirinti e i parterre di bosso, le statue, le composizioni floreali, i flutti d'acqua, le pietre policrome e gli anfratti più nascosti raccontano storie, sussurrano canzoni e ci immergono in un sogno.
Questo è un palcoscenico nel quale architetto, giardiniere e poeta creano una sorta di drammaturgia dello sguardo, qui lo spettatore prova il piacere di perdersi e ritrovarsi come se stesse vivendo all'interno di un poema immaginario.
La natura è chiamata a realizzare un luogo ameno, un desiderio amoroso, intimo, divertente e allo stesso tempo celebrativo, nel quale protagonisti assoluti sono la bellezza e l'arte di rappresentare i sentimenti attraverso lo spazio e le forme.
Nello spettacolo due danzatrici accompagnano il pubblico in cinque ambienti diversi - il giardino delle ombre, il labirinto, il teatro di verzura, il
giardino notturno, il teatro d'acqua - e ci introducono alle meraviglie di un mondo nascosto.
Il loro danzare nell'erba, il loro interagire con le geometrie classiche del giardino italiano, crea tanti piccoli siparietti in cui i personaggi si muovono come putti scherzosi.
Il pubblico (ragazzi e adulti) potrà entrare e giocare in questo “giardino sensibile”, composto da un tappeto bianco sul quale vengono proiettate immagini animate.

Il Giardino Giapponese

CCC è una azione teatrale che propone un itinerario all'interno di ambienti virtuali ispirati al giardino giapponese.
Il giardino giapponese è in sé una forma di racconto.
I laghi, le pietre, i sentieri, i "passi perduti", il giardino zen e gli altri scenari collegati seguono un'idea artisitca codificata, mirata a ricostruire artificialmente un paesaggio ideale.
CCC è composto da cinque piccoli giardini "sensibili", ognuno dei quali propone una esplorazione a volte individuale a volte in gruppo: un prato, un lago, un ponte, i fiori, il mare.
Ciascuno di questi ambienti sviluppa un'azione teatrale interattiva basata sul rapporto percettivo e ludico con gli elementi naturali.
I giardini, composti da immagini proiettate dall'alto su di un tappeto bianco corredato da sensori a pressione, si aprono, suggeriscono giochi, creano un contatto dinamico, comunicano in forma di poesia visiva attraverso immagini e suoni animati in tempo reale.
Al pubblico (ragazzi e adulti) viene lasciata ampia libertà nel trovare il proprio approccio al gioco o all'esplorazione.
Non ci sono regole, tempi o modalità interpretative rigide.
CCC è un ambiente digitale pensato per dare valore teatrale al racconto, al movimento e all'azione spontanea.

CCC E' un posto speciale dove conoscere alcune meraviglie del giardino giapponese.
All'inizio un'attrice accoglie i ragazzi e racconta una breve storia sull'origine del giardino giapponese poi invita il pubblico ad entrare nello spazio scenico.
I ragazzi si siedono intorno ad un grande tappeto bianco.
Su questo tappeto interattivo un danzatore danza e, passo dopo passo, apre cinque giardini: il giardino delle ninfee, il giardino d'erba, il giardino del ponte che suona, il giardino dei fiori e il giardino del mare.
Il tappeto si anima di suoni e immagini grazie a dei sensori sottilissimi che reagiscono alla pressione dei piedi o del corpo.
Quando il danzatore finisce la sua danza, invita i bambini ad osservare questo ambiente sensibile dove si entra piano e in silenzio.
Qui i ragazzi, a volte da soli, a volte in piccoli gruppi, esplorano lo spazio, cercando loro stessi le immagini, i suoni e le sorprese che i giardini nascondono.
Muovendosi i ragazzi creano delle piccole danze, partecipano ad un viaggio immaginario e vivono un' intrigante esperienza estetica.

Il Giardino dipinto

Il giardino dipinto è un giardino creato dal pittore Rebwar Saeed in cui si incontrano e si inseguono i colori del paesaggio naturale curdo e le forme sinuose del giardino islamico.
In questo spazio arabeggiante il pittore invita il pubblico ad entrare in un giardino attraverso quattro porte, ognuna delle quali conduce in una zona dedicata ad un colore ed un elemento diverso.
Il giardino giallo (di terra), il giardino blu (d’acqua), il giardino verde (di foglie), il giardino rosso (dell’amore).
L’azione teatrale termina nel “giardino dei giochi d’acqua”.
In questo viaggio i bambini esplorano i colori, la materia, l’uso delle forme e dello spazio, la bellezza dei giardini immaginari di Rebwar.
Sulla scena
due danzatrici creano delle coreografie all’interno dei diversi paesaggi, ognuno dei quali contiene un ambiente di gioco animato che il pittore propone ai bambini.
L’esplorazione prosegue per quadri e le danzatrici invitano il pubblico ad entrare nei giardini e qui, pietre, terra, piante, fiori, acqua, animali suggeriscono una relazione teatrale che permette al giardino di crescere e svilupparsi.
In questo scenario tecnologicamente sofisticato il pubblico è invitato ad interagire e vivere in modo leggero ed istantaneo un’esperienza teatrale basata su di un rapporto “tattile” con le immagini e i suoni.
I giardini propongono un’esperienza estetica e sensoriale, laddove i giochi correlati al tappeto sensibile rappresentano metafore delle relazioni tra bambini, approfondiscono il rapporto tra sé e gli altri, aiutano a sviluppare l’approccio primario al teatro, al movimento ed al contatto ludico con le arti.

CCC il tappeto interattivo è allestito all’interno di uno spazio scenico a pianta centrale progettato dal Tpo in collaborazione con Martin von Gunten e Rossano Monti per la realizzazione di azioni teatrali con dinamiche interattive.
La scena è composta da un tappeto da danza bianco, un videoproiettore che invia dall’alto immagini animate e un sistema di 32 sensori (nascosti sotto il tappeto) che reagiscono ad impulso sincronizzando suoni e immagini.
Sul tappeto vengono creati paesaggi virtuali attraverso lo sviluppo di giochi ed azioni individuali o di gruppo.
Entrando in questo spazio scenico è possibile creare composizioni musicali, attivare immagini ed altri eventi complessi attraverso il movimento e la pressione sui sensori.

Scuola di Circo contemporaneo per adulti

Ass. Cult. CIRCUS BOSCH - Compagni ENDAXI
itinera immaginaria
presenta

Scuola di Circo Contemporaneo per adulti

Direzione artistica e tecnica: Valeria Zurlo, attrice specializzata in abilità circensi presso CIRCOMEDIA - Bristol e THECIRCUSSPACE – Londra ( Gran Bretagna)
Abilità aeree statiche e sperimentali (danza aerea, bungee,…)
Giocoleria e Acrobalance - Ricerca del proprio Clown

Incontri specialistici in: equilibrismo, acrobatica ed acrobalance, movimento creativo, costruzione musicale del personaggio, costruzione maschere
16 GENNAIO – 26 GIUGNO 2008
ABILITA' AEREE: Valeria Zurlo, GIOCOLERIA e ACROBALANCE: Paolo Scannavino;
RICERCA DEL PROPRIO CLOWN: Laura Donzella
Due presentazioni/spettacolo: Primavera e Fine Anno
Frequenza: mercoledì e venerdì ore 20 - 22
Numero allievi: 8/16
SEDE CORSO:EX-CINEMA CIRCO l.go S. Pancrazio 7
SI PREGA DI PRENOTARE LA LEZIONE DI PROVA
allo 0661520905 - 3289473371
info@spazioendaxi.it

www.circusbosch.com/
www.spazioendaxi.it
www.myspace.com/compagniaendaxi

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un modo per ascendere : la valenza transpersonale del rito

Esploriamo il rito nella sua funzione di congiunzione fra spirito-mente e corpo dell’uomo, fuori e dentro di sé, il suo potere di riportare al numinoso, all’inconscio personale e collettivo come mezzo di trasporto del singolo alla dimensione di gruppo, di comunità.

Nel rito istinto e spirito si formalizzano nell’azione del corpo nello spazio, l’istinto è legato alla fisicità dell’uomo, situato nella parte bassa e lo spirito all’aspetto transpersonale che trascende il singolo essere, nella parte alta del corpo.
Nel rito avviene dunque l’esperienza della totalità, si sperimenta la coscienza e lo spirito attraverso i gesti, corpo e anima, conscio e inconscio, personale e collettivo, mente e corpo, yin e yang.

Partendo dalle forme più lontane, la ritualità dell’uomo primitivo si svolgeva quasi esclusivamente nell’inconscio con analogie particolarmente legate a quella istintuale dell’animale, legata alla vita naturale.
Nel suo percorso di millenni, l’uomo evolvendo le forme, è andato sempre più allontanandosi dalla sua natura, usandola per migliorare la qualità della vita ma dimenticandosi di essa come parte imprescindibile dal suo benessere.
L’uomo al suo inizio, viveva un mondo dove l’unione con gli altri, la tribu’, la natura circostante e le credenze facevano parte di una visione globale della vita e le cerimonie sancivano il carattere sacro dell’esistenza producendo una cultura collettiva.
Il mondo sempre più complesso dell’uomo moderno si basa invece sulla differenziazione della coscienza, gli elementi mitici, simbolici, religiosi, artistici e sociali sono sempre più separati e diventa sempre più difficile conservare la realtà esistente nel rito collettivo originario.

Il rito è stato profanato nel suo spirito, molto più di quando l’uomo usava idolatrare il sole, la luna per restare in grazia terrestre e ora tutti gli sforzi di ripristinare situazioni rituali collettive, si limitano a manifestazioni o celebrazioni di forma.
Anche il teatro, il cinema, l’arte, come la religione sono sempre più di carattere superficiale fino a deflagrare con fenomeni come telenovelas, addobbi colorati senz’anima per le feste.

Ormai anche la persona di fede religiosa fa sempre più fatica a vivere riti come anche quello della messa in modo mistico, come tramite di ricerca di fusione allo spirito superiore diventati manifestazioni di carattere esteriore senza partecipazione diretta.
Nelle chiese succede proprio quello che accade in teatro e allo stadio per i tifosi che si sentono sportivi.
Nel rito moderno si delega agli esperti il compito di compierlo e il gruppo resta spettatore delle azioni delle recite degli altri, vivendo una rappresentazione esterna senza realizzazione nell'intimo individuo, sempre più lontanto dal suo vero senso e sempre meno possibile da trasmettere nella sua vera funzione.

Non voglio concludere che era meglio avere idoli, essere animisti, la famosa via di mezzo è la via di una saggezza che l’umanità tutta insieme non puo’ trovare ma benvenga qualsiasi cosa ci possa riportare in contatto con la nostra natura istintuale e sia in grado di farla rivivere in comune.

Che sia l’abbraccio di un luogo che trasmette spiritualità o un albero vivo della sua linfa come all’uomo nella natura del suo essere senza bisogno di avere da dire, prendere o dare nient’altro che quello che è.

martedì 1 gennaio 2008


toes, inserito originariamente da chocolategirl64.

martedì 25 dicembre 2007

sento..qualcosa di rosso.. X..mas..


, inserito originariamente da miriam'art

domenica 23 dicembre 2007

...c'è bisogno di un bambino in questa casa...

gli auguri più simpatici di quest'anno
con la bellissima figlia di Anna (Medusa)
Trepuzzi
ex compagna di scuola di teatroterapia

giovedì 20 dicembre 2007

raccontare per salvarsi la vita


Figlie di Sherazade

Raccontare per salvarsi la vita

Giovedì 20 Dicembre 2007
dalle ore 19:00

Caffè Fandango
Piazza di Pietra 33, Roma
INGRESSO GRATUITO

Aperitivo Concerto

Visioni, immagini, parole e musiche dello spettacolo Figlie di Sherazade

Presentazione del DVD che raccoglie brani originali ed inediti
della colonna sonora composta ed eseguita da:
Rosie Wiederkehr (voce degli Agricantus) e Ruth Bieri

martedì 18 dicembre 2007

incontro con il nostro caro Harold

Martedì 18 Dicembre alle ore 18.00

Il NOSTRO CARO HAROLD

scena e opposizione da nobelincontro con Roberto Canziani e Gianfranco CapittaNel 2005 il Premio Nobel per la Letteratura ha consacrato Harold Pinter (Londra 1930) come il maggior autore teatrale contemporaneo.

I suoi lavori, dal Calapranzi al Compleanno, dal Ritorno a casa a Tradimenti, sono i più rappresentati nel mondo.
Eppure una fama di impenetrabilità e inquietudine accompagna lo scrittore inglese.

Dicono che il piacere di leggere le sue commedie derivi proprio dal fatto che "non si capisce mai fino in fondo di cosa parlano".

Forse la pensa così anche l´autore:
"Non chiedetemi di riassumere una mia commedia. Non saprei descrivere i miei personaggi. Posso soltanto dire: questo è successo, questo dicono, questo fanno".

C´è tuttavia una maniera per raccontare il teatro di Pinter: seguire le piste della sua vita, rintracciare i temi che ricorrono nelle sue opere, ascoltarlo mentre parla di se e delle sue idee.
Gianfranco Capitta e Roberto Canziani attraverso le parole e le immagini cercheranno di tracciarne un ritratto completo, come uomo di teatro e come cittadino che continua ad esporsi nella difesa dei diritti umani, contro ogni forma di oppressione e prevaricazione.
Che è, in fondo, ciò di cui parlano le sue commedie.Roberto Canziani, giornalista, scrive per il quotidiano di Trieste " Il Piccolo".
Ha pubblicato diversi libri, tra cui Comunicare spettacolo (Franco Angeli, 2005). Insegna al DAMS dell´università di Udine, ma più spesso viaggia e affida al web e all´editoria i suoi incontri di teatro.Gianfranco Capitta, giornalista, vive e lavora a Roma.
Dal 1976 scrive di teatro, e di altro, su "il Manifesto". Ne ha scritto anche per periodici italiani e internazionali e ne parla volentieri la sera, su Radiotre.
Ha pubblicato saggi e cerca saggezza, oltre che emozioni a teatro.
ingresso libero

domenica 9 dicembre 2007

Romanzo d'infanzia...per bambini e adulti..per tutti coloro che non possono fare a meno dell'amore...bellissimo..


TEATRO IN TASCA
Spettacoli per grandi e piccini
XIII edizione

dom 9 dicembre ore 11.00 e 17.30

Romanzo d’infanzia


Compagnia Abbondanza/Bertoni/Quintavalla/Stori

testo Bruno Stori
coreografia e interpretazione Michele Abbondanza e Antonella Bertoni
regia e drammaturgia Letizia Quintavalla e Bruno Stori
musiche Alessandro Nidi - ideazione luci Lucio Diana
elaborazioni sonore Mauro Casappa
costumi Evelina Barilli - fonica Elena Sala - luci Enrico Peco
voce fuori campo Silvano Pantescovincitore del Premio Stregagatto 1997/98


è uno spettacolo in cui il linguaggio del teatro-danza, normalmente riservato ad un pubblico non di giovanissimi, si propone in una formula più narrativa ed immediata in modo da renderlo fruibile anche dai bambini. L’infanzia è il diamante della nostra vita, è grezza e abbagliante.


Si può scheggiarlo e offuscare la potenza della sua luce.


E questo è male? Non so, ma fa male, molto male.


Se è vero che d’amore si può impazzire è ancor più vero che senza amore si diventa matti e infelici.
E che disastro i bambini senza amore o con troppo amore.
Tra gli eterni deboli ci sono i bambini.


Crediamo che la diversità sia un diritto che va ribadito in ogni epoca e in ogni paese.


Insomma è sempre tempo di trovarsi dalla parte di chi perde, di chi è più debole.


Da questi presupposti deriva un metodo di lavoro che influenza e definisce soprattutto la drammaturgia e il lavoro con i danzatori-attori, considerati più importanti del personaggio, del testo e portatori di materiale umano prezioso e vivo.


Questo lavoro parla del disagio infantile all’interno dei rapporti primari-affettivi, della violenza fisica e psicologica che l’infanzia subisce a casa o nelle istituzioni, del delitto di non ascoltare i propri figli, di colpe senza colpevoli.


In scena due danzatori che si alternano tra essere genitori e figli e poi di nuovo padre e figlio e madre e figlia e poi fratelli, sì, soprattutto fratelli, e alternano il subire e il ribellarsi e fuggire e difendere e proteggersi e scappare e tornare e farsi rapire per sempre senza ritorni: insomma vivere.

Una dedica a tutti coloro che non possono fare a meno dell’amore.

Tecnica utilizzata: teatro danza - età consigliata: 6-13 anni

ore 20,45

TRY
Compagnia Abbondanza/Bertoni (Trento)

di Michele Abbondanza e Antonella Bertonicon Antonella Bertoni
uno dei binomi artistici più interessanti del teatro-danza europeo
luci Lucio Diana
direzione tecnica Enrico Pecocon
lo spettacolo-rivelazione della stagione molto apprezzato in numerosi festival estivi
Dopo l´altro, il sé.

Dopo le moltitudini, la singolarità di un corpo solo.

Così è nato Try
il loro ultimo lavoro scritto a quattro mani
ma interpretato unicamente da Antonella Bertoni, con le luci di Lucio Diana.
E´ la prima volta che Antonella Bertoni danza da sola.

"E l´inizio - spiega Abbondanza - di un percorso in solitudine, di una nuova partenza, di un attraversamento".
Al centro della ricerca dei due autori c´è il corpo, un corpo che si carica di un senso che va oltre la fisica materialità, e si fa anima, universo.
Spiega ancora Abbondanza:
"Immaginiamo un corpo solo abbandonato in scena, seme di una nuova genía, testimone di una fine ma anche capostipite e superstite di un´alba diversa.Nelle sue esitazioni e immobilità porterà la sua utopia e questa darà senso al suo essere in vita, perché esigerà contro ogni evidenza che la vita abbia un senso".
In quel corpo sono rappresentati "tutti i corpi e la storia dell´umanità tutta: un corpo femminile, quindi, e siccome prima delle immagini finiscono le parole, la figura umana comparirà innanzitutto come forma; in questo suo essere aura e contorno, abbiamo cercato di capire come l´anima si poteva tenere e intrattenere in quell´involucro profondissimo e come con i suoi strappi e silenzi, sapesse creare il mistero in quella materia che la imprigiona".

Michele Abbondanza proviene dall´esperienza veneziana di Carolyn Carlson al Teatro La Fenice di Venezia nei primi anni Ottanta, co-fonda nell´84 il gruppo Sosta Palmizi e incontra Antonella Bertoni a Parigi, dove entrambi lavorano con Carolyn Carlson.
Con le coreografie della danzatrice californiana nasce il duo Nero su Nero (´89) seguito dai primi spettacoli della coppia Abbondanza/Bertoni: La Notte degli Inganni ,Terramara (´91), Pabbaja-abbandono della casa (´94) e Spartacus (´95).
Partecipano al film di Bernardo Bertolucci Io ballo da sola e nascono lavori come: Profondo Rosa (´97), Studio di un interno (´97), Mozart Hotel e Mozart Strasse (´97).
Nel ´97 con Letizia Quintavalla e Bruno Stori creano Romanzo d´infanzia, spettacolo per ragazzi vincitore del premio ETI-Stregagatto, con all´attivo 500 repliche in Italia e all´estero, e traduzioni in quattro lingue.
Tra il 2001 e il 2005 nasce la trilogia Ho male all´altro: Alcesti, Medea, Polis.
Michele Abbondanza e Antonella Bertoni studiano e praticano lo zen di cui rimane profonda traccia nelle loro creazioni e nella loro costante attività di formazione.
La serata prosegue alle ore 23.00
con la novità della stagione la sezione
i Notturni di Strade Maestre
ESSERE E NON ESSERE
Ovvero se questo non è amore
di e con Antonio Lanera
che ospita studi e work in progress di giovani attori e compagnie pugliesi
come Fibre Parallele, Simone Franco, Motumus, Antonio Lanera e Saba Salvemini.
Il primo appuntamento della stagione è con Antonio Laneraun manicomio disegnato ad immagine e somiglianza della follia d'amore che lo ha generato. Insolitamente la psichiatria ricorre alla Poesia per emettere la sua diagnosi:

"Le primavere avevano bisogno di te e qualche stella si aspettava che tu la rintracciassi.
Tutto questo era il compito! Ma lo reggevi tu? Così sempre distratto d'attesa come se tutto ti annunciasse un'amata".

Il paziente concorda e acconsente ma, a scanso diequivoci, ci tiene a dare la sua versione dei fatti perchè sa bene che
" si fa presto a dire pazzo,che è un'offesa,e magari uno pazzo non è...ma l'offesa resta!"
Hai capito Amle'!

con La Carovana dei Sorrisi

"UNA SERATA IN BIELORUSSIA"
Domenica 9 dicembre
siete tutti invitati a partecipare alla FESTA
organizzata dalla "CAROVANA DEI SORRISI"
come momento d'incontro per ringraziare tutti coloro che hanno sestenuto e finanziato la missione umanitaria in Bielorussia del settembre 2007.
Durante la serata verra proiettato il video "Anche io ho mangiato bolle di sapone" di Pamela Garberini (VINCITORE del "PREMIO CHATWIN 2007) girato durante la missione e si potranno ammirare performance di artisti di strada.
Ci sarà, inoltre, la possibilità di gustare insieme un aperitivo con buffet libero a soli 6,00€.L'APPUNTAMENTO é DOMENICA 9 DICEMBRE 2007 ALLE 19:30 PRESSO IL "MADS" IN VIA DEI SABELLI 2 ZONA S. LORENZO ROMA.
PROGRAMMA
ore 19.30 accoglienzaore 20.00 Aperitivo + performance
ore 21.15 presentazione della missione e proiezione del video
ore 22.15 "via libera alle danze" con Djset Maurizio Messina e Riccardo
Petitti
VENITE TUTTI
E PORTATE AMICI, PARENTI, FIDANZATE/I, MOGLI, MARITI, AMANTI E...
CHI PIU' NE HA PIU' NE METTA!!!

sabato 8 dicembre 2007

Con-tatto dal mio punto di vista

non ho potuto registrare la trasmissione per tenerne ricordo ma solo scattare qualche foto...alla meno peggio...che pero' mi consente di fare il mio piccolo reportage usando le immagini
questo documentario
ha un taglio veramente bello e consono per fare un viaggio nel mondo di Francis
i primi complimenti
sono quindi alla qualità del regista
senza di lui tutto questo non poteva essere realizzato in questo modo
ho trovato Geo e Geo
un programma molto azzeccato per la messa in onda di questo film-documento
pur trattandosi
di attività che fanno parte del mondo degli artisti come clowndottori
che in questo momento fanno audiance
non sono state espresse in forma di spettacolo
è un ritratto molto delicato
perfettamente in linea con il messaggio e l'imprinting che a Francis preme dare al modo di approcciarsi all'altro
e che nulla toglie al buonumore che il clown deve saper stimolare
ma
Con-tatto
sembra facile ma non lo è affatto presentarsi e parlare di sé stessi davanti ad una telecamera di così vasto pubblico nel dare la giusta immagine di sé.

Francis lo ha fatto con molta semplicità e senza nessuna forzatura sia parlando di sé che nel diffondere il suo metodo Con-tatto



parte dalla strada come il suo vero vissuto d'artista nel mondo come ricerca espressiva di sé stesso per entrare in contatto con quello degli altri

molti sono i bellissimi clown che la gente incontra sempre più spesso

ma per arrivare a un contatto di naso e occhi che può sembrare così semplice c'e' un grande lavoro dietro e..dentro


per poi arrivare in corsia .......con guanti bianchi...












questo percorso fa la differenza
di quanto purtroppo accade nel fenomeno clown di massa
dove la corsia viene trasmessa come il più importante punto di partenza
nel portare il proprio clown nell'ambito della sofferenza
questo non accade con Francis
dove diventa un punto di arrivo di un lavoro molto più profondo


il risveglio continuo e necessario di sé parte da terra ma emerge da profondità maggiori
in questo quadro dove sembra strisciare nuotando, mi riporta...
al suo pensiero "mimare il mare" espresso in forma scritta..diverso tempo fa


il movimen- to di danza è minimo ma esprime la sua esperienza anche in questo senso





un corpo che non ricerca prima la sua musica
esteriore e interiore in qualsiasi modo possibile
puo' portare solo la confusione di sé stesso agli altri


accostan- dosi a sé












entrando in contatto con sé













per essere consapevoli di quello che si porta agli altri
quando soprattutto si tratta di "figli di un Dio minore"
dove la sensibilità
nel tener conto di quella degli altri, con o senza handicap
è essenziale
mi dispiace molto
di non essere riuscita a prendere le immagini dei momenti di formazione
ma soprattutto
del mimo come clown in corsia
che sono l'espressione finale del modo bellissimo di lavorare di Francis
e il risultato di tutta la sua esperienza artistica riportata nel sociale
concludo con


un'immagine per strada con un bambino davanti a una porta









è quella che infine auguro si apra a quanti hanno potuto vedere questo documentario

buon viaggio a questo mondo nel mondo
mmm
P.S. questo lavoro ha ottenuto anche il dovuto riconoscimento in ambito scientifico da parte dei dottori (non clown) come si è visto dai loro riscontri nel documentario.
Trovo importante ricordarlo parlando di clowndottori.

venerdì 7 dicembre 2007

Con-tatto film documentario da non perdere

Venerdì 7 dicembre alle ore 17

su GEO E GEO

Film documentario
sulle esperienze di Francis nelle situazioni a rischio

Regia di Marco Maggioni

..when the life makes the film..
arTé

Questi sono - Mostra -


Sabato 8 Dicembre alle ore 18.30
inugurazione della mostra

QUESTI SONO
di Marco Raugei

nell´ambito STRADE MAESTRE 2007-2008
la stagione teatrale promossa da Cantieri Koreja
Provincia di Lecce, Regione Puglia e Ministero per i Beni e le Attività Culturali

la mostra QUESTI SONO di Marco Raugei
(ingresso gratuito)
nell´ambito di Arti-col-azioni 2007/2008

la rassegna di arti visive curata da Angela Serafino
giunta alla sua terza edizione
raccoglie elaborazioni/linguaggi eterogenei, corali e personali in cui le esperienze creative, diversamente affrontate nel tempo, offrono una sfumatura di maggiore intimità sia per gli artisti ché per il pubblico.
In ciascuna delle proposte si affaccia una opzione teatrale intesa quale massima facoltà dello sguardo di estendersi, da vicino a lontano in una sorta di possibili.

L´attività di Raugei è fortemente legata al Laboratorio di Attività Espressive La Tinaia, luogo di libera comunicazione fondato nel 1965 in seno all´ospedale psichiatrico di San Salvi di Firenze.

La Tinaia si inscrive a pieno titolo nel quadro delle iniziative tese a valorizzare le risorse umane ed artistiche di persone con problemi psichiatrici.
Il laboratorio, ideato da due infermieri artisti, sostenuti da psichiatri disponibili a sperimentare percorsi innovativi di cura, rappresentava, per quei tempi, una innovazione: il tentativo di infrangere le logiche "totalizzanti" della psichiatria istituzionale proponendo un percorso di riabilitazione creativa.

La pratica artistica, inoltre, assurgeva al ruolo di comunicazione autonoma, non subordinata alla terapia psichiatrica tradizionale.
In seguito alla chiusura del manicomio, il Laboratorio, ha continuato ad esistere integrandosi progressivamente nella rete dei servizi della Salute Mentale e, aprendosi, ha accolto pazienti provenienti da tutta l´area fiorentina.

Alcune fra le opere realizzate dagli artisti sono di tale valore estetico che diversi musei, tra cui quello di Losanna, le hanno incluse nella Collezione di Art Brut caratterizzata da assoluta autonomia creativa ed originalità tematica e stilistica di autori diversi fra loro per provenienza e epoca storica, create in maniera spontanea, ignorando i modelli della tradizione artistica nonché i condizionamenti della critica ufficiale e del mercato dell´arte.
Di intenso significato lirico, il linguaggio figurativo principale di Marco Raugei si sviluppa attraverso la ripetizione di una o più figure/parole.
La sua espressione artistica rappresenta una sintesi originale fra percezione del mondo esterno e emozioni del mondo interno, fra sguardo e voce.

Ma a conferire fascino alle sue grafiche sono le combinazioni ritmiche, melodiche ed armoniche dei diversi soggetti, raffigurati in sottili varianti che trasmettono il genuino incanto di Raugei di fronte a persone, animali e cose della realtà quotidiana.
L´immagine pur avendo i suoi codici valica i confini non solo geografici, ma anche quelli non meno sorvegliati, degli ordini del discorso contro l´ottusa propensione a cercare il senso di un´opera nel facile psicologismo.
Con i suoi disegni, Marco Raugei rovescia i confini, mostrando all´esterno l´interminabile routine della forma fino a farla diventare ritmo, che attraversa e comprende il mondo, lontano dai clamori dell´espressività.
QUESTI SONO
i disegni di Raugei esperienza estetica e necessaria di tracce che congiungono gli oggetti ripetendo perimetri e spazio dei quali si dilatano, sino a continuare in altre storie.
Senza retorica.

Marco Raugei nasce a Firenze nel 1958 in una famiglia operaia.
Dopo alcuni ricoveri in vari istituti, nel 1986 gli viene proposto di frequentare la Tinaia.
All´inizio ha difficoltà a restare, a disegnare e a dipingere, poi, nel 1988, forse grazie all´aiuto di qualche operatore, scopre il suo stile: con il pennarello fine, riempie il foglio ripetendo un piccolo disegno, fino all´esaurimento dello spazio.
Mancino, inizia tutti i suoi disegni partendo dal margine in basso a destra, per finire in alto a sinistra.
Rappresenta oggetti come pacchetti di sigarette, orologi, barattoli di crema e televisioni, e raffigura piccole scene della vita quotidiana.
Nel 2002, per un incidente, è costretto a interrompere l´attività in Vinaia.
Morirà nel 2003 per aggravamento di problemi cardiaci.
Alcuni suoi disegni fanno parte stabilmente della COLLECTION DE L´ART BRUT DI LOSANNA.

sabato 1 dicembre 2007

Seminario "mai più violenza sulle donne" Roma 1° dic.

Il Gruppo 251 e la Circoscrizione Lazio organizzano un seminario sulla campagna
“Mai più violenza sulle donne”,
presentato dal coordinamento Donne.
Ospiti dell’incontro, Isoke Aikpitanyi e Laura Maragnini, autrici del libro “Le ragazze di Benin City-La tratta delle nuove schiave della Nigeria ai marciapiedi d'Italia”
e Francesco Sincich, medico antropologo che ci parlerà di mutilazioni genitali femminili.
L’associazione Differenza Donna parlerà della violenza domestica.
Programma della giornata
9.00 Apertura lavori, a cura del coordinamento Donne Amnesty International
9.30-11.00 Violenza domestica, a cura di Associazione Differenza Donna
11.00-13.00 Tratta e sfruttamento sessuale, a cura di Isoke Aikpitanyi e Laura Maragnani, autrici del libro “Le ragazze di Benin City. La tratta delle nuove schiave dalla Nigeria ai marciapiedi d’Italia”.
13.00-14.00 Pranzo, a cura del gruppo 251 (DA PRENOTARE)
14.00-15.30 MGF, a cura di Francesco Sincich, medico antropologo
15.30-17.00 Donne e conflitti: le bambine soldato in Congo, a cura del coordinamento Minori Amnesty International
Le donne in Darfur, a cura del coordinamento Africa Orientale Amnesty International.
Sabato 1 dicembre Sala Valdese Via Pietro Cossa 42

venerdì 30 novembre 2007

danza...


Che cosa accadrebbe se,invece di limitarci a costruire la nostra esistenza,avessimo la follia o la saggezza di danzarla?"

La danza non è solo un’arte ma un modo di vivere.
La danza libera dall’illusione di essere individui chiusi dentro i confini della nostra pelle,
il nostro corpo e il nostro essere sono l’universo intero.
Danzare è una delle rare attività umane che impegna totalmente : corpo, cuore e spirito.
Danzare come giocare, come modo di esistere.
mmm

la danza..

Il “luogo” della danza è nel cuore di ogni uomo, dentro la vita.


Perhaps


Ven30 Novembre e Sab1 Dicembre ore 20.45

Presso I Cantieri Teatrali Koreja
palcoscenico internazionale

Compagnia Ballo di Podgorica (Montenegro)

Coreografia, libretto e selezione musicale: Tamara Vujosevi´c - Mandi´c and Slavka Nelevi´c
Danzatori : Tamara Vujosevi´c Mandi´c, Slavka Nelevi´c, Ivanka Petricevi´c, Nina Braleti´c,
Natasa Milovi´c, Ivana Draki´c, Sanja Vujovi´c, Julija Milaci´c
Produzione : Compagnia di danza BALLO
Luci : Vlado Lalovi´c
Suono : Pero Bogojevi´c
Organizzazione Olga Zulovi´c

PERHAPS IN A CAFE

è un atto unico sulla difficoltà della comunicazione interpersonale, in particolare tra uomini e donne. La compagnia propone una ricerca sulla delicatezza delle relazioni uomo - donna utilizzando maniere lievi e fascinazioni tutte al femminile.

L´azione si focalizza su un importante aspetto della comunicazione interpersonale, il primo approccio. Rispetto al passato oggi sembra più difficile riuscire ad individuare l´approccio migliore con una persona che si incontra per la prima volta. Le ragioni sono varie e la compagnia le affronta proponendo delle soluzioni.

L´attitudine della compagnia in relazione a questo tema e il messaggio di questo lavoro possono essere individuati nei versi di Rilke:

"... Forse abbiamo ancora qualche possibilità di incontrare il vero amore"

la cui citazione rappresenta una sorta di libretto per la performance.

Anche se la compagnia è composta solo da danzatrici, non si può dire che la performance sia influenzata da idee femministe. I messaggi che trasmette riguardano valori morali umani universali e senza tempo.
Lo spettacolo è stato creato al fine di rendere l´arte del teatro danza comprensibile alla gente comune in Montenegro e ha riscosso un enorme successo tra i montenegrini.

Fino al 1 dicembre all´intero del Foyer del Teatro sarà possibile visitare la mostra Dez.Org collettiva di artisti serbi

domenica 25 novembre 2007

Carne

DOMENICA 25 NOVEMBRE ORE 20.45
TEATRO POLITEAMA GRECO

Compagnia Juan Diego Puerta Lopez

CARNE

Ideazione, regia e coreografia: Juan Diego Puerta Lopez
Con: Anna Basti, Clelia Fumanelli, Marika Raggio, Sara Rossi, Paolo Sommaria, Valerio Tambone, Musica: Giuliano Lombardo, Susumo Yokota, J.S. Bach, Autechre, Matmos uno
spettacolo di teatro-danza nell’ambito del Progetto LATINO LATINO
Spettacolo di teatro-danza, ha debuttato con grande successo nel 2005 al Festival dei Due Mondi di Spoleto, è stato rappresentato alla prima edizione del Festival Città Sonore all’Acquario Romano e al “Giorno della Memoria” nella Provincia di Massa Carrara, riuscendo a colpire l’immaginario di critici e pubblico.

CARNE è uno spettacolo in cui non vi sono personaggi ma persone che interpretano se stessi in una condizione di precarietà e pericolo.
Per rendere le emozioni e le atmosfere reali, il regista delimita lo spazio con filo spinato, costringendo gli interpreti a provare una situazione di rischio reale, come un funambolo che cammina su una corda tesa nel vuoto.
Undici i quadri proposti, frammenti di un unico discorso, che lo spettatore riordinerà seguendo il filo delle sue emozioni.
La musica, parte integrante dello spettacolo, con le sue sonorità elettroniche, eseguite dal vivo, contribuisce a stimolare non solo gli interpreti ma anche l’immaginazione del pubblico.
CARNE vuole essere solo un momento di riflessione sulla guerra, stimolando lo spettatore a vivere forti emozioni.
Non vuole trarre alcuna conclusione prestabilita ma portare l’attenzione su una tematica che appartiene a tutti.